Ciao Fausto Delle Chiaie (Roma, 23 gennaio 1944 – Roma, 4 luglio 2026) ci hai lasciato ma non la tua esemplare coerenza artistica.
Fausto Delle Chiaie dalla graticola all’aldilà
Un esempio emblematico della condizione dell’artista è rappresentato da Fausto Delle Chiaie, scomparso lo scorso 4 luglio all’età di 82 anni. Un personaggio “pubblico” perché ha trascorso quasi tutta la vita in strada, vendendo le sue opere d’arte come molti degli artisti che si incontrano a Piazza Navona o a Piazza di Spagna. Tuttavia, Fausto Delle Chiaie nato a Roma il 23 gennaio del 1944 lo faceva con uno stile “aristocratico”, aggiungendo un tocco di classe e un pizzico di presunzione concettuale. Lui reinterpretava oggetti vecchi e rotti trasformandoli in ready made, un “riuso” di veri rifiuti ai quali dava nomi ironici, facendoli rivivere come opere concettuali. Trascorse così tutta la sua esistenza a vendere le sue creazioni a Piazza Augusto Imperatore quando era ancora vivibile, definendola il suo museo, di cui si considerava direttore. Oppure, come fece una volta, espose nella sua “galleria” allestita sulla salita del Pincio, con i suoi quadri appoggiati per terra.
Autore del Manifesto Infrazionista (1986), spiega l'”infra-azione” come un’azione-collocazione-donazione di una o più opere, mostrate a terra da parte dell’artista, nei luoghi dell’arte, e il suo susseguente allontanamento dall’opera e dal luogo. […]
Interpretava talmente bene il ruolo dello sfigato, del nerd ante litteram, del borderline al punto da farsi amare e si compiaceva di questo con una certa supponenza. Tuttavia, esprimeva una personalità ricca, robusta e vivace.
Nonostante il suo talento notevole, Delle Chiaie visse lottando nell’ombra di una società ricca di prestigio culturale e nomi illustri. Negli ultimi anni potrebbe aver guadagnato qualcosa, forse abbracciando un ethos francescano per rinfacciare l’indifferenza che per lungo tempo lo aveva lasciato ai margini della società. Incredibilmente, ogni volta che lo si incontrava, era sempre sorridente e pronto con una battuta spiritosa. Affrontava la sua situazione con un misto di ironia e resilienza, consapevole del contrasto tra il suo auto-proclamarsi direttore di un museo all’aperto e la vita di stenti che conduceva. Per i romani era un simbolo degli outsider, dei contrari agli schemi borghesi tradizionali. Purtroppo, non ha mai ricevuto il supporto necessario per esprimere pienamente il suo potenziale, un genio incompreso come Ligabue o Van Gogh, un ruolo che sospetto apprezzasse al punto da compiacersene.
Poi, intorno al 2010, il comune gli dedicò un catalogo con una presentazione all’Ara Pacis di Meier e avviò un percorso più ufficiale. Ricordo la mostra al Castello di Rivara, a Porto Gruaro e un’altra organizzata da Massimo Riposati quando era a S. Lorenzo. Fu protagonista di molti video, alcuni con Achille Bonito Oliva o del suo calibro, tuttavia, rimaneva sempre in strada a vendere le sue opere quando ne aveva la possibilità. Tre anni prima di morire, ricevette anche un vitalizio per le sue difficili condizioni economiche e di salute, forse il suo più grande riconoscimento culturale. La sua storia è emblematicamente una critica al mondo dell’arte, troppo corrotto e politicizzato, troppo legato a interessi di potere e favoritismi tra amici e parenti. La sua vita denuncia il marciume che ci circonda, che spesso assecondiamo in modo ipocrita. Non avrebbe dovuto subire tali sofferenze se solo le istituzioni avessero dimostrato un minimo di efficienza. Probabilmente furbo e coriaceo, ha resistito stoicamente a una vita difficile per riuscire ad affermarsi come artista. Forse avrebbe potuto evitarlo, ma questo è un messaggio per chi si definisce operatore culturale e per chi detiene il potere. Si evidenzia anche la condizione dell’artista, l’ultimo ad avere la possibilità di vivere dignitosamente rispetto a un vasto esercito di impiegati del ministero dei Beni Culturali, di istituti, fondazioni, associazioni e collezionisti che vivono bene o addirittura prosperano ignorando la vera fonte del loro guadagno: l’opera d’arte e chi la crea.
Giovanni Lauricella

Per chi non lo conoscesse potete visitare Wikipedia.
Per chi volesse fare un approfondimento sulla condizione dell’artista, argomento a me caro, può leggere Artistar, la meta arte del XX secolo, la condizione dell’artista, scritto da Giovanni Lauricella
Questo è lo spot pubblicitario del libro pur schematicamente investe gran parte della polemica sulle artistar.
